Raffaele Mozzillo
I fuochi della terra
Fascia di prezzo: da 10,99 € a 18,00 €
Tutto quello che è stato raccontato e non creduto, le tregende e le streghe, i diavoli e le malignità di ogni forma e colore, ogni cosa è abitata da un orrore vischioso, che si acquatta in silenzio nell’attesa della pauraIn una Campania già immersa nei roghi, un bel giorno il Vesuvio torna a eruttare, e lo fa in diretta televisiva. Questo e altri episodi, altrettanto devastanti ma meno clamorosi, finiscono per trasformare il territorio deturpato in meta per visite guidate, perno su cui far crescere un nuovo tipo di turismo sensazionalista quanto macabro, fortemente spinto e voluto dalla stessa amministrazione regionale. Nel frattempo, nelle case, prosegue invece consueta la vita delle famiglie. Famiglie come quella di Carmine, un uomo che si guadagna da vivere appiccando roghi per conto della malavita locale. Seguiremo le vite di lui, della moglie Futura, del figlio Armando e della sorella Luisa, ciascuna col proprio fardello e le proprie storture. Li vedremo avventurarsi in gesti vòlti forse al riscatto o alla liberazione dalla dalla misera condizione in cui si ritrovano, chi per scelte sempre obbligate, chi per fatalità o conseguenza di quelle scelte. In un’atmosfera rarefatta, immersa in una permanente bruttezza sempre narrata come se fosse bellezza, la loro salvezza giungerà inattesa, legata alla parola; alla capacità, magari per una volta, di capirsi.
Raffaele Mozzillo
Raffaele Mozzillo (Caserta, 1974), vive a Roma. Ha curato insieme a Enos Rota, l’antologia d’ispirazione tondelliana Cronache dagli anni Zero (Giulio Perrone, 2010). Suoi racconti sono stati pubblicati su «Ellittico», «Terranullius», «Doppiozero» e «Altri animali». Per effequ ha scritto i romanzi Tutte le promesse. Una storia apocrifa (2017) e Calce o delle cose nascoste (2020), proposto al Premio Strega.

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Sulla collana: Rondini
Una collana di narrativa. Narrativa è una parola chiara, eppure vuol dire un sacco di cose. Per questa collana la narrativa è leggera e inquieta. Perché tutto ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve narrare.