Federico Faloppa
Disarmare il discorso
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C’è chi dice: gli esseri umani hanno cominciato a insultarsi per evitare di farsi la guerra, perché le parole fanno meno male delle armi. Ma è davvero così? E davvero abbiamo smesso di farci le guerre?Difficile, oggi, non ‘mettersi l’elmetto’, anche a parole. Dalla pandemia del 2020 in poi abbiamo assistito a una continua militarizzazione del linguaggio: nel discorso pubblico e mediatico, nel modo di leggere e raccontare il mondo, perfino nelle relazioni e nei rapporti con l’altro. Anche gli scenari che sembravano più impensati – quelli da ‘guerra fredda’, quelli della corsa al riarmo, della minaccia atomica – si sono riaffacciati nel discorso con una disarmante naturalezza. Perfino parole come ‘pacifista’, da manifesto di intenzioni globalmente riconosciute sono diventati elementi discussi, non lineari, talvolta pensati e usati anche come insulti. Perché il nemico è ovunque: non solo negli eserciti, ma in chi migra, in chi protesta, in chi chiede voce e giustizia dai margini, in chi insomma sfida il discorso dominante. Così, passando dalla lingua, lo spazio del diritto, della mediazione, del dialogo sembra cedere inevitabilmente il passo al conflitto in una guerra di parti, fatta di pronomi come ‘noi’ e ‘loro’. A che cosa appellarsi, allora, per (ri)trovare e proporre un linguaggio alternativo, capace di rimettere al centro la convivenza, la speranza, il bisogno di utopia, la cura del linguaggio e delle relazioni?
Federico Faloppa
FEDERICO FALOPPA (1972) insegna Storia della lingua italiana e Sociolinguistica nel Dipartimento di Lingue moderne dell’Università di Reading. Impegnato particolarmente nello studio degli stereotipi etnici e della costruzione linguistica della diversità, tra le sue pubblicazioni Lessico e alterità. La formulazione del diverso (2000), Razzisti a parole (per tacer dei fatti) (2011), Brevi lezioni sul linguaggio (2019), #Odio. Manuale di resistenza alla violenza delle parole (2020) e Sbiancare un etiope. La costruzione di un immaginario razzista (2022). Per effequ ha raccontato la parola ODIO nella collana di linguistica per bambini Scatoline.

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Sulla collana: Merli
Saggi trasversali, ibridi, poco convenzionali ma autorevoli, con l’idea prepotente di reinventare le coordinate prima note.