Alessia Tuselli
Bicipiti
NOVEMBRE 26
Il bicipite si trasforma in una categoria che parte dal corpo per farsi altro: un dispositivo discorsivo, i cui significati raccontano di noi, di quello che siamo stati, di quello che siamo, di quello che potremmo essere, nello sport e non solo.Un bicipite sembra una cosa semplice: un muscolo, una dimostrazione di forza. Ma appena compare su un corpo che non dovrebbe averlo, diventa un segnale diverso. È da qui che parte questo saggio, da una parte del corpo che la cultura sportiva ha caricato di virilità, disciplina e potenza, e che sui corpi femminili viene spesso letta come eccesso. Dal bodybuilding agli immaginari social, da Braccio di Ferro alle atlete contemporanee che espongono consapevolmente la propria muscolatura, Bicipiti attraversa lo sport come spazio in cui la forza viene desiderata, misurata e sorvegliata. Categorie femminili, testosterone, iperandrogenismo, atlete trans e intersex, corpi non conformi, ciclo mestruale, dolore e medicalizzazione diventano allora nodi di una stessa domanda: chi può essere forte senza dover giustificare la propria presenza? In Bicipiti la forza smette di coincidere solo con prestazione, dominio o superamento del limite e diventa il modo in cui un corpo prende spazio, resiste alle correzioni, chiede ascolto. E diventa anche una pratica collettiva: costruire luoghi sportivi meno violenti, più abitabili, capaci di cura.
Alessia Tuselli
Alessia Tuselli è sociologa, ricercatrice presso il Centro Studi Interdisciplinari di Genere dell’Università di Trento, dove lavora sui rapporti tra sport, corpi, genere e disuguaglianze. Si occupa in particolare di accesso alla pratica sportiva, rappresentazioni dei corpi, categorie di genere e forme di discriminazione negli spazi dello sport. Ha scritto e partecipato a ricerche su sport e gender gap, corpi non conformi e identità di genere; un suo saggio è incluso in Fondamentali. Storie di atlete che hanno cambiato il gioco (66thand2nd, 2024).

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Sulla collana: Merli
Saggi trasversali, ibridi, poco convenzionali ma autorevoli, con l’idea prepotente di reinventare le coordinate prima note.