Domenica 4 luglio All’ombra di Caravaggio all’Ascanio 2010!

Domenica 4 luglio nell'ambito della prestigiosa rievocazione rinascimentale dedicata ad Ascanio Mari che si svolge ogni anno nella graziosa città d'arte di Tagliacozzo (in Abruzzo, ai confini con il Lazio), il racconto storico di Susanna Cantore verrà presentato alle ore 17:50 presso il Parco della Rimembranza (Villa Comunale). Parleranno All'ombra di Caravaggio, oltre all'autrice, Fernando Quatraro (editore) e Francesco Fanti (scrittore e critico militante), il tutto mentre alcuni figuranti in abiti rinascimentali reciteranno brani tratti dal testo, nell'incantevole cornice della Villa Comunale. Se siete da quelle parti non mancate, il gioco vale la candela!

{qui il programma dell'intera rassegna}

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Presentazione a tre Gambe

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La Calata del santo a tre gambe è un romanzo giallo, o forse un noir, d’ambientazione marsicana. La provincia abruzzese, è infatti la protagonista assoluta di un racconto corale – e denso di storie apparentemente scollegate tra loro – in cui districarsi per capire chi sia l’assassino, ma anche chi si diverta a “infangare” (eufemisticamente parlando) il buon nome della più importante famiglia della cittadina di Castromarso (città fittizia che assomiglia molto al paese natale dell’autore, Tagliacozzo) . Una vicenda che somiglia a una ricerca antropologica e che ruota attorno a un’antica e cruenta processione pagana.

A presentare il romanzo, venerdì 11 giugno alle ore 18:00 presso la libreria Koob (via Luigi Poletti 2 - davanti al MAXXI, a Roma), ci saranno l’autore Andrea Buoninfante, lo scrittore e archeologo Augusto Palombini, il musicista romano Alessandro Mascolini.

Approfittando del fatto che Buoninfante, prima di essere romanziere, è innanzitutto un cantautore, la presentazione si trasformerà in un percorso a musicale accidentato tra canzoni e parole, per dar conto del linguaggio composito del libro e tutta l’irriverente ironia che lo permea.

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La calata di Boninfa – taliacotium.it

Dobbiamo tutti ringraziare Andrea per il suo libro, per il regalo che ha voluto farci con questo condensato di riflessioni, impressioni, storie, immagini, condito da una straordinaria carica di ironia.

Devo premettere che da troppo tempo, ormai, posso dedicarmi sempre meno alla lettura di romanzi, assorbito come sono dall’infinita galassia della saggistica (Cordero e Zagrebelski sono ultimamente i miei preferiti “fari” nella notte della nostra traballante repubblichetta). Ho preso a leggere “La calata” solo per stima e simpatia verso l’autore. E non ne sono affatto pentito, anzi. La lettura ha cominciato a piacermi al punto che ho deciso di non finirla tutta insieme, di fretta, ma di centellinare il piacere che ne traggo, un po’ come il giocatore d’azzardo che spizzica le carte. Così quel libro lo lascio sul comodino del mio letto a Tagliacozzo, dove mi aspetta per tutte le volte che trovo tempo e modo di tornare da Roma. È il modo migliore per rientrare pienamente nel “clima” della nostra comunità, con le sue storie, le battute in dialetto, le canzonette, i personaggi dai nomi e soprannomi fantastici. Devo dire che, se fossi qualcun altro, potrei quasi pensare che mi hanno “fottuto” l’idea: una decina di anni fa, infatti, avevo cominciato anch’io a raccogliere storie e “razze” tagliacozzane. Ma io sono consapevole dei miei limiti e devo ammettere che quel che ne stava venendo fuori non era neanche lontanamente paragonabile al romanzo di Boninfa. O almeno era tutt’altra cosa: in campo letterario, sono sicuro che non avrei saputo fare meglio. Tra l’altro, mi voglio complimentare per l’acuta sensibilità che Andrea ha dimostrata nel comprendere e condensare, da oriundo di famiglia “forastiera”, quelle dinamiche locali in cui noi autoctoni siamo immersi ancor prima della nascita, per trasmissione ereditaria. Il racconto è avvincente, divertente, suggestivo, stuzzicante. Lo leggo prevalentemente di notte, quando rincaso, anche a tarda ora. E potete immaginare con che curiosità e sottile piacere salgo le scale, impaziente di ficcarmi sotto le coperte e perdermi tra quelle trame appassionanti. A tal proposito, anche in seguito ad alcuni dibattiti sentiti alla radio sul salone del libro di Torino, riflettevo sulla quantità e qualità di emozioni che i libri come questo sono in grado di regalarci. Regalarci, appunto, perché il prezzo dei libri e il compenso che la nostra società distorta attribuisce a chi si cimenta nella scrittura sono veramente poca cosa rispetto alle altre insulsaggini in cui buttiamo le nostre risorse. Senza batter ciglio sborsiamo 100 euro per un paio di jeans e poi stiamo lì a lamentarci per quei pochi spiccioli stampati sulla copertina, senza pensare al lavoro che c’è dietro, alla ricerca, allo studio, all’attenzione e la fatica della buona scrittura, alla passione, all’amore che si prova per l’umanità che si racconta. Quell’amore, appunto, che nel nostro mondo non ha valore.

giovjaco, taliacotium.it

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“La calata del santo a tre gambe” di Andrea Buoninfante – rivist@

Il titolo di un libro, a volte, non trae affatto in inganno. La Calata del santo a tre gambe racconta esattamente quello che sembra. La storia di fondo di questo romanzo parla di un antico, cruento rito, un'irriverente processione che, tra sacro e profano, scorta dalla parte alta di un paese marsicano, Castromarso (riconoscibile la città natale dell'esordiente autore, Andrea Buoninfante, Tagliacozzo), le spoglie del presunto santo Cafusio Trigambe. L'annuale evento fornisce l'occasione ai paesani di scambiarsi "ritualmente" la giusta quantità di legnate, quella che, proprio perché rituale, permette di mantenere certi equilibri di potere proprio attraverso il loro sovvertimento momentaneo. Una festa, dunque, un giorno di sospensione dell'ordine consueto - come l'antica 'ncanata abruzzese, in cui ciascuno poteva permettersi di insultare, anche pesantemente, qualunque notabile - in cui finalmente si è tutti uguali, poveri e ricchi, potenti e umili, religiosi e laici, insomma egemoni e subalterni.

Ma questa storia è solo uno sfondo, determinante, sul quale se ne intrecciano numerose altre. L'anno domini in cui tutto si svolge, il 2002, dista un trentennio circa dall'ultima Calata, il rito interrotto all'irrompere della cronaca, "mito" lontano che resiste alla "storia" che un carabiniere forestiero, il maresciallo Giovine vorrebbe trovarci. Perché le cose in paese vanno in un certo modo, seguono una logica che non è esattamente quella che può riassumersi nei verbali dell'arma. I personaggi non sono sempre e definitivamente loro stessi: ciascun individuo in certe realtà di provincia porta con sé un antico bagaglio di leggende, si sovrappone cioè alla sua individualità il corredo comportamentale della sua razza che lo farà sempre agire, agli occhi dei suoi concittadini, come un degno rampollo della sua gens. I protagonisti del romanzo, dunque, non hanno solo i nomi, ma soprattutto soprannomi o, meglio, razze. Quando nella storia irrompe quindi un Pallettuni, porta con sé il bagaglio attitudinale della sua razza.

La storia si muove dunque esattamente come nelle bettole del luogo descritte nel libro, tra tressette e bestemmie. E sembra narrarla un vecchio avvinazzato, che coinvolge il lettore al punto che sa già cosa sta per accadere quando legge "arrivò 'Nnanzirete". E' per questa ragione che Andrea Buoninfante, per raccontare il suo giallo antropologico di paese, è costretto volta per volta a raccontare altre storie, a inquadrare tutti i personaggi, le razze, il loro mitico bagaglio. Il romanzo è un continuo alternarsi tra passato e presente, antico e moderno, c'è l'osteria e internet, un vecchio democristiano e un pornodivo, un prete bello e un santo a tre gambe. Sarà per questo che Buoninfante ricorre a un linguaggio che fonde costantemente l'aulico al crudo, che il giallo che s'intrica nell'intreccio si muove su ingredienti classici e sui generis: c'è il morto, c'è chi indaga, c'è il mistero che viene da tempi remoti e antichi rancori, ma poi a tenere impegnate le autorità c'è uno spargitore di merda, anche questo in senso letterale e metaforico.

Francesco Fanti, rivist@

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