La Costa d’Argento

Dov’è la Costa d’Argento? E soprattutto: è davvero d’argento? No. Però è bellissima. Prendete un po’ di macchia mediterranea, bagnatela con acqua più o meno salata, amalgamate il tutto con un bel po’ di vento e infine buttatelo. Vi rimarrà indelebile nel ricordo il tratto di costa che va da Capalbio a Talamone, passando dall’Argentario e così via, senza fermarsi mai. Questa guida d’autore offre un percorso tra il riflessivo e l’appassionato, tra il serio e il faceto, per scoprire minuzie e grandezze della costa maremmana più suggestiva di sempre. Visti dall’alto e dal basso, tra segreti e consigli utili, spiagge e paesi raccontati dalle orecchie di un cantautore che da queste parti c’è nato e cresciuto e ci vive ancora, e se lo portano via, come dice lui stesso, urla. Perché in Costa d’Argento si finisce per capire che cos’è la saudade in salsa italiana, quanto è bella, nascosta e sfuggente. La guida è anche corredata da un particolarissimo viaggio sulla Costa d’Argento fatto per immagini da uno dei fotografi maremmani più conosciuti. Oltre che da utili informazioni di servizio (dove si mangia, dove si dorme, cosa c’è da vedere) in pratiche schede che si trovano nei contenuti speciali in fondo al libro.
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Andrea De Maria è nato a Porto Santo Stefano. Fotografo professionista dal 2001, ha realizzato servizi fotografici e fornito immagini per campagne di comunicazione nazionali e internazionali per aziende come Swatch, Opel, Luxottica, Murphy & Nye, Chrysler, Nissan, Beck’s, Da Kine, RRD, Red Bull, Nautor, Comar, Lloyd Sardegna e per il Ministero dell’Ambiente e del Territorio. Ha pubblicato innumerevoli libri fotografici, tra cui Argentario Spiagge d’autore, Argentario racconti di luce e di mare, Vitozza, Saturnia e dintorni, Sorano, Mare di Maremma, Voga!, Effetto Capalbio, Effetto Magliano, Effetto Isola del Giglio, Maremma distretto rurale, Portolano turistico del mar di Maremma.

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All’ombra di Caravaggio | Mangialibri

Una sera di luglio del 1610, durante un temporale improvviso, una feluca arriva a Porto Ercole. Dalla nave sbarca un prigioniero di nome Michelangelo Merisi che viene trasportato su una barella, in preda alle febbri malariche, in un ospedale all'interno di un convento. Una suora prenderà a cuore le sorti del pittore conosciuto col nome di Caravaggio e ne raccoglierà le confidenze durante gli ultimi giorni della sua vita. Scoprirà allora la storia di un uomo vittima dei soprusi degli altri e della propria intemperanza, ingiustamente condannato alla pena capitale per aver ucciso, solo ed unicamente per legittima difesa, un suo persecutore. Insieme alla visione delle umane miserie e degli eventi che, nonostante ogni buon proposito, guidano le umane esistenze, alla religiosa verrà anche svelato come guardare attraverso la realtà ed arrivare alla bellezza insita a tutto ciò che circonda gli uomini. La natura come specchio della divina intelligenza appare in tutta la sua straordinaria e devastante semplicità nell'esistenza della donna, che ha come sua passione nascosta proprio la pittura. In questo modo, comprendere il corso degli eventi che hanno portato lo straniero su quel lettino d'ospedale, piantonato da due guardie del governatore, equivale a comprendere il mistero della rappresentazione della realtà sulla tela. L'eredità che il maestro lascerà, prima di dare l'addio alla vita, oramai perdonato da Dio e dagli uomini, sarà la maledizione di colei che ne serberà il ricordo, anche materiale....

Raramente ci si trova di fronte a narrazioni così precise, accurate, appassionate come quella di questo libro. Il linguaggio dei protagonisti, l'ambientazione storica e perfino l'atmosfera di attesa che sottende tutto il racconto ne fanno un gioiello di semplicità e chiarezza. La definizione della psicologia dei caratteri incontra l'accuratezza della ricostruzione di fatti la cui documentazione certa è comunque avvolta dal mistero, riuscendo a non tradire le aspettative del lettore ed immergendolo in un periodo storico di grandi rivolgimenti e facendone capire perfettamente i lati rivoluzionari. Pregevole è anche la trattazione della condizione femminile al tempo e l'approccio alla creazione artistica vista dal punto di vista del credente e le implicazioni che ne derivano. Celebrando così, prima ancora che la morte in circostanze misteriose di uno dei più grandi geni mai apparsi sulla scena pittorica di tutti i tempi, la vicinanza reciproca degli esseri umani e degli stessi al loro Creatore, in quanto creatori d'arte.
Monica Paiano, Mangialibri
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“All’ombra di Caravaggio” di Susanna Cantore | La Nazione

La scrittrice ha già pubblicato per effequ due guide d’autore storico-naturalistiche e due racconti storici («Annata 1859» nella raccolta La musica del vino, e «I lumi della ragione» nella raccolta La voce dei matti); e per Sansoni saggi sulla storia del teatro. Ogni settimana continueremo a proporre ai nostri lettori recensioni su libri ambientati in questa terra o che sono scritti da autori locali. SCANDITO da alcune rime della poetessa Vittoria Colonna, il racconto «All’ombra di Caravaggio» ricostruisce e immagina gli ultimi giorni di vita di Caravaggio. In fuga dal bando capitale che pendeva su di lui per un assassinio, o sulla strada di Roma per ricevere la remissione di tale condanna, l’artista muore a Porto Ercole nell’estate del 1610. La scrittrice Susanna Cantore affida la narrazione a una suora del Convento di Santa Maria Ausiliatrice. Dal suo sguardo affacciato alla finestra vediamo lo sbarco della feluca su cui viaggia anche Michelangelo Merisi, scopriamo che è scosso da brividi, in preda al delirio per la febbre alta. «Quando arrivò il nuovo malato pensai che lo portassero per curare quella ferita che gli attraversava metà faccia, ma capii presto che il taglio quasi rimarginato non poteva essere la causa dei sussulti che lo scuotevano a tratti, con intervalli irregolari, come invece avevo visto nelle febbre maltesi di certi marinai che erano venuti altre volte allo spedale». Il pittore, che aveva frequentato cortigiane e ne aveva fatto modelle per i suoi dipinti, lascia la vita accanto a questa donna sensibile e forte al tempo stesso, un’artista come lui, confinata in un convento dalle convenzioni dell’epoca. Una «ladra» di esperienze che non potrà fare a meno di tenere per sé l’ultimo capolavoro del maestro, neppure di fronte alle pressioni del tribunale dell’Inquisizione. Completano il volume una nota dell’autrice in cui si spiega come è nata l’ispirazione per il racconto, una cronologia essenziale con le opere principali di Caravaggio, e il contributo finale della docente di Storia dell’arte Ersilia Agnolucci. Autore delle immagini in copertina è Andrea Angione che entra nelle tele del Seicento con volti contemporanei.

Irene Blundo, La Nazione

 

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“All’ombra di Caravaggio”, un’ipotesi non fa la storia. Ma la umanizza. | Chronica

ROMA - Perché no?!? Tutto sommato, degli ultimi giorni del divin pittore non sappiamo granché; quasi nulla, anzi. Adesso, finanche per la scienza, Michelangelo Merisi da Caravaggio, pittore più acclamato in Europa ma più braccato nella penisola italica, morì e fu sepolto a Port’Ercole, deliziosa piega di costa del Monte Argentario, nella Maremma toscana. La verità non è che un’ipotesi, più o meno romanzata, più o meno fantasiosa: ma pur sempre un’ipotesi. Perché i documenti tacciono, gli archivi han sottratto, la memoria si è persa. Ed ecco dove arriva in aiuto la letteratura. Susanna Cantore giustifica la sua “ipotesi narrativa sugli ultimi giorni di Michelangelo Merisi” con le seduzioni che, in tempi di gioventù, una statua eretta a memento nella pineta della Feniglia esercitava su di lei. All’ombra di Caravaggio, libricino pubblicato nel 2010 dalla effequ - casa editrice con sede, appunto, a Orbetello - è un tentativo fantasioso e tutt’altro che banale di dar voce alla storia che storia non è, perché senza prove, ma leggenda e fantasia. A parlare è una donna, in un mondo (e in una storia) dove di uomini ce ne sono in abbondanza (tra papi, cardinali, sicari e protettori) ma le donne son confinate al ruolo di sbadate ombre, di evanescenti profili.
Le donne, in realtà, son due: una monaca dalla vocazione fragile, dall’istinto pittorico, che accoglie l’ospite febbricitante e delirante, sfregiato nel volto e nell’animo; e un’altra, più immateriale, presente soltanto in una manciata di versi che accompagna il racconto, che sostiene la personalità della monaca e che strappa un sorriso amaro al morente: Vittoria Colonna, raro esempio di poesia al femminile mai rinnegata dalla letteratura italiana accademica. La monaca ci scorta in questo percorso all’assoluzione del Caravaggio, mèta ultima forse (a dir la verità) troppo accelerata e scontata: sia perché concessa e riservata soltanto a lei (e non all’ufficialità), sia perché quasi estorta da quel comune sentimento umano dell’angoscia in articulo mortis. Però s’è detto che, delle ore che precedettero la morte del pittore, niente se ne sa e tutto si può immaginare, sicché si può persino perdonare questa scantonata moraleggiante verso un pentimento che non è necessario, né doveroso, ci sia stato (e, in più, finanche la monaca, definitivamente spezzatasi la sua vocazione dopo lo scontro con Caravaggio, sarà condannata per eresia).
All’ombra del Caravaggio ci sorprende: perché ha il coraggio di giocare con la storia, d’immaginarla estendersi verso altri confini, verso nuove prospettive, dando carne e fiato anche a personaggi collaterali, creati ma verosimili; ma ha il coraggio di mantenere chiaro ed evidente che la fantasia, in questo caso, è una suggestione infantile, e che la storia dovrebbe essere piuttosto certezza dell’evento.
Giulio Gasperini, Chronica
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Nel “concept book” di Susanna Cantore il mistero degli ultimi giorni di Caravaggio | Penseri sparsi

Susanna Cantore, nella sua recente opera narrativa, All'ombra di Caravaggio. Ipotesi narrativa sugli ultimi giorni di Michelangelo Merisi (effequ, 2010) intesse liberamente in forma narrativa una sua ipotesi sugli ultimi giorni del Caravaggio, la cui verità storica è rimasta avvolta nel mistero. Michelangelo Merisi, detto Caravaggio (1571-1610), ebbe una vita breve e tempestosa. Introdusse nella pittura del tempo, retta da alcuni canoni rigidi, una propria cifra personalissima ed autobiografica, anticipando di secoli il libero manifestarsi nelle opere artistiche della soggettività con i turbamenti, i conflitti interiori e le emozioni dell'Autore. In questo senso, Caravaggio è un pittore dell'ombra, poichè nel realizzare qualsiasi opera gli venisse commissionata, egli non poteva fare a meno di travasare se stesso nel soggetto rappresentato, totalmente e in maniera tempestosa, ma lo è anche poichè è come se la luce che illumina le sue scene, accendendole di cromatismi crudi e contrastati, scaturisca dal buio. Non a caso, il breve romanzo della Cantore è introdotto con un'epigrafe che cita Giordano Bruno: "La natura non tollera un immediato passaggio da un estremo all'altro, ma solo con la mediazione delle ombre. L'ombra prepara la vista alla luce. L'ombra temepera la luce (...). Impara quindi a riconoscere quelle ombre che non dissolvono, ma preservano e custodiscono in noi la luce, e dalle quali siamo sospinti e condotti all'intelligenza e alla memoria". Secondo quei critici che hanno analizzato la vita e le opere di Caravaggio con l'ausilio di categorie psicologiche, egli viveva e agiva sotto l'egida della violenza e dell'impulso, trovandosi nella sua vita a fronteggiare non pochi problemi soprattuto dopo l'uccisione a Roma, a seguito di un banale litigio, di Ranuccio Tomassoni appartenente ad un'influente famiglia filospagnola. Condannato a morte, si mise in fuga e, grazie all'appoggio di alcuni potenti (la famiglia Colonna), benché costantemente inseguito da alcuni sicari, risiedette a Napoli, in Sicilia e a Malta, disseminando molte sue opere nei diversi luoghi del suo esilio. Nel 1610 fece ritorno in Italia e, febbricitante forse per la malaria, si ritrovò a sbarcare a Porto Ercole in Toscana, città al tempo situata nello Stato dei Reali Presidi di Spagna. Secondo la storia biografica, il perdono tanto agognato da parte del Pontefice era arrivato ed egli si accingeva a rientrare con piena legittimazione nei territori pontifici. Erroneamente arrestato, venne abbandonato dalla nave che lo aveva trasportato. Rilasciato, cercò di raggiungere Roma a piedi ma, a poca distanza da Porto Ercole, sulla spiaggia (o nella pineta retrostante) morì. Il suo corpo non venne più ritrovato. Non esistono allo stato attuale documenti attendibili sulla sua morte. Il romanzo della Cantore propone appunto un'ipotesi "narrativa" sugli ultimi giorni di vita di Caravaggio, ipotizzando un incontro timido (fatto più che di altri di silenzi e di non detti) con una suora del Convento di Porto Ercole che si ritrova a curare quest'uomo febbricitante, senza sapere nulla della sua identità e che, essa stessa pittrice in erba, raccoglie alcune briciole del mistero degli ultimi anni della vita tormentata del grande pittore. L'ipotesi narrativa è centrata su di un personaggio femminile, una donna che - come si usava a quei tempi - aveva dovuto votarsi alla vita in convento, pur mantenendo delle aspirazioni di grande ed intensa vitalità. In questo senso, l'opera della Cantore vuole essere anche un grande tributo anche alla Donna che, nella storia, ha dovuto rassegnarsi spesso al ruolo di "ombra" della creatività maschile. "Mi capita spesso di pensare - scrive l'Autrice - a quanto le donne siano in genere solo sfiorate dalla storia, a quante donne qualsiasi si siano trovate per caso sulla strada di altrettanti uomini famosi o 'transitate' nel bel mezzo di fatti importanti, senza neppure rendersene conto. Sono poche le donne ricordate e innumerevoli quelle dimenticate. Mi piaceva rendere un piccolo merito a tutte quelle che non hanno fatto la storia perchè non hanno potuto, e che hanno accettato il ruolo di 'ombre', rispecchiandosi in qualche modo negli uomini casualmente incrociati nella loro vita, uomini che avevano avuto la possibilità di studiare o di agire. Liberamente. Mi piaceva pensare che, nei suoi ultimi giorni, Caravaggio si fosse trovato ad essere assistito da una donna di cui si è persa la memoria. E' nata così la suora del convento di Santa maria Ausiliatrice (da "Nota dell'autrice", pp 58-59) Sempre nell'intendimento d'un omaggio al ruolo misconosciuto della Donna nella storia e nell'arte, alcuni versi di Vittoria Colonna (una delle poche che, nella Poesia del tempo riuscì ad emergere), scandiscono la narrazione.

Porto Ercole, luglio 1610. Michelangelo Merisi sbarca da una feluca. È divorato dalla febbre. Non lo sa ancora, ma morirà qui all'Argentario. Accanto all'ultima delle persone che avrebbe immaginato di frequentare: una donna particolare, sensibile, fragile e forte nello stesso tempo, un'artista come lui, confinata in un convento dalle convenzioni dell'epoca, una "ladra" di esperienze. Che non potrà fare a meno di tenere per sé l'ultimo capolavoro del maestro, neppure di fronte alle pressioni del tribunale dell'inquisizione. Ecco gli ultimi giorni di Caravaggio raccontati da una suora successivamente accusata di eresia.

L'opera di Susanna Cantore è a tutti gli effetti - se così si può definire - un "concept book", dal momento che accanto al contenuto narrativo, nella successiva sezione titolata "contenuti speciali", viene offerta al lettore curioso una veloce, ma esauriente, cronologia delle vita e delle opere di Caravaggio, una esemplificazione (nella prima e nell'ultima di copertina) delle opere di Andrea Angione che ha riprodotto fotograficamente alcune soggetti di Caravaggio, utilizzando come modelli gente della strada, come il clochard Tomo che interpreta San Girolamo, e un breve saggio critico di Ersilia Agnolucci, dal titolo "Dall'artista di ieri all'artista di oggi.L'uso del modello caravaggesco nelle opere di Andrea Angione" che serve a illuminare l'opera di un artista contemporaneo che, con tecniche moderne (la fotografia), ritorna a Caravaggio, sia per l'uso dell'ombra e della luce, sia nei temi rappresentati e nella scelta dei soggetti.

Maurizio Crispi, Pensieri sparsi

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All’ombra di Caravaggio, da Porto Ercole

Presentazione a Porto Ercole del libro di Susanna Cantore Microcronaca di Patrizia Quatraro (la cantante della serata)

Luna non più piena ma ancora bella come solo la luna riesce a essere. E stelle Il luogo è Piazza Santa Barbara. Porto Ercole Costa d’Argento Maremma. Mare davanti il porto dietro si immagina. Immenso e limpido. Presentiamo uno straordinario piccolo libro. E’ bello perché è piccolo e pieno d’amore. Per un artista grandioso come Michelangelo Merisi da Caravaggio e per una  figura di donna che rimane nel cuore quanto il famoso pittore. Forse di più. Personaggio di donna schiava delle convenzioni del tempo. Religiosa e chiusa in gabbia. Infermiera pietosa e curiosa del mondo degli uomini e delle donne. E li descrive non li giudica li ama e quindi li dipinge. Con la comunicazione immediata che dà l’arte. Come la musica. Quindi canto una canzone. Una villanella napoletana che parla di una donna, di una Cenerentola che per metafore, metafore amare e popolari, ci descrive immediatamente e senza intermediari  la condizione femminile. Nel finale dice la canzone che un giorno mi illuminerò per bene “m’appicciarraggio buono” come una fiaccola visibile da rocca a rocca, da castello a castello... Poi arriva Lorenzo…

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Sabato a Porto Ercole All’ombra di Caravaggio c’è una Santa Barbara!

Presentazione del libro effequ ALL'OMBRA DI CARAVAGGIO di Susanna Cantore, patrocinata dalla Proloco di Porto Ercole

SABATO 28 alle 21.30 A PIAZZA SANTA BARBARA a PORTO ERCOLE

Un modo per chiudere l'estate delle celebrazioni dedicate al quattrocentenario della morte del pittore, che hanno attraversato tutto l'anno qui all'Argentario e ancora lo attraverseranno, e una maniera di chiudere un cerchio che ALL'OMBRA DI CARAVAGGIO aveva aperto, come gli affezionati effequ sanno, presentandosi per la prima volta al pubblico il 13 giugno scorso nella Piazzetta Spagnola dei Pescatori di Orbetello.

Al tavolo della presentazione, insieme all'autrice e al presidente della Proloco di Porto Ercole, Enrico Bistazzoni, a fare gli onori di casa, ci sarà:

ERSILIA AGNOLUCCI, docente di storia dell'arte LETTURE dell'opera e canzoni ad essa ispirate saranno eseguite A CURA DELLA COMPAGNIA ORATORA' da MAURIZIO REOLON, MARIALETIZIA CANNAS, PATRIZIA QUATRARO
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All’ombra di Caravaggio | Seconda ristampa

Già alla seconda ristampa il racconto storico di Susanna Cantore in libreria soltanto da una settimana. La vicenda raccontata nel libro si svolge a Porto Ercole nel luglio del 1610. Qui Michelangelo Merisi è sbarcato da una feluca, divorato dalla febbre. Non lo sa ancora, ma morirà all’Argentario, nell’ospedale, anzi, nello spedale, di Santa Maria Ausiliatrice. E secondo questo avvincente e documentato racconto, morirà assistito dall’ultima delle persone che avrebbe immaginato di frequentare: una donna molto particolare e sensibile, un’anima fragile e forte nello stesso tempo, un’artista come lui, confinata in un convento dalle convenzioni dell’epoca. Una giovane che è anche una ‘ladra’ di esperienze. E che non potrà fare a meno di ‘rubargli’ e tenere per sé l’ultimo suo capolavoro. Neppure di fronte alle pressioni del tribunale dell’Inquisizione la donna lo ammetterà. A quattrocento anni dalla morte del pittore l’immaginazione di Susanna Cantore, basandosi sulla Storia, squaderna in questo libro tutta la verità sugli ultimi giorni di Caravaggio, giorni raccontati da una suora accusata di eresia.

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All’ombra di Caravaggio, di Susanna Cantore

All'ombra di Caravaggio - Nota dell'autrice

Attraversando la pineta di Feniglia, striscia sabbiosa tra il mare la laguna di Orbetello,  non molto distante da Porto Ercole, si può incontrare una piccola stele marmorea, sotto gli alberi, in una radura al crocicchio tra una strada sterrata principale e un sentiero che porta alla spiaggia. Si tratta di una figura dalla testa ricciuta e scompigliata, dall’aria di orgogliosa sofferenza. Non ci sono iscrizioni, ma è risaputo che quello è il luogo dove Caravaggio lasciò la sua vita travagliata, per trovare, si spera, un po’ di pace nell’aldilà.

Quando soffia lo scirocco in quel punto si sente il rumore delle onde, nel silenzio del bosco, e non è raro intravedere tra i cespugli più lontani le corna di qualche giovane daino curioso.

Non so se l’effetto sia stato ricercato con l’enigmatico aspetto della figura scolpita e con quella ambientazione particolare, ma in quel punto viene da interrogarsi: il mistero chiede spiegazione.

Per anni e anni sono passata da quel crocicchio per andare al mare (ho avuto la fortuna di nascere e vivere in questa zona bellissima) e sempre ho mandato un pensiero a quel grande pittore che già conoscevo fin da bambina proprio perché si diceva fosse morto qui, e che mi stupiva per la capacità di rendere vivo, anzi tangibile tutto ciò che rappresentava.

Quella era una stele in sua memoria, solo l’ipotetico luogo della sua morte, perché il suo corpo, ovviamente, non è lì: non è mai stato ritrovato.

Alla fine degli anni novanta insegnavo a Porto Ercole, esattamente nella vecchia sede della scuola, sul lungomare Caravaggio. In certe giornate invernali il mare si frangeva quasi vicino al portone. Mi piaceva far parte di una scuola che si intitolava a quel grande che avevo sempre ammirato e che un giorno (d’estate, quella volta) del 1610 dal mare era arrivato lì, chissà da dove, per mettere fine prematuramente ai suoi giorni. Mi piaceva pensare che in quel porto fossero arrivate con lui alcune delle sue tele, che qualche suo capolavoro fosse passato momentaneamente di lì per essere andato a finire chissà dove. Immaginavo il pittore assalito dalla febbre cercare di raggiungere a piedi la strada per Roma, dove lo attendeva, forse, il perdono papale che lui aveva tanto aspettato, e trascinandosi sfinito per qualche chilometro passare Cala Galera sovrastata dalle fortezze spagnole  dei Reali Presidi, giungere alla Feniglia, e sull’antica strada romana spingersi fino all’Aurelia da dove non sarebbe stato difficile raggiungere il confine con lo Stato Pontificio, poco più  a sud.

Devo ammettere che alcune di queste immagini  corrispondevano a quelle del famoso sceneggiato televisivo dove un perfetto Gian Maria Volontè cadeva esausto non già nella pineta, ma sul bagnasciuga, finendo lì i suoi giorni nelle vesti di Michelangelo Merisi.

Insomma, la morte di Caravaggio e l’inspiegabile assenza di notizie sulla sepoltura erano interrogativi di portata mondiale, che però, guarda caso, riguardavano la storia del  nostro territorio dove era approdato(forse accidentalmente) il fuggiasco. Erano interrogativi che nessuno probabilmente avrebbe più sciolto, visto che tutte le fonti erano state esaminate, tutti gli archivi setacciati in cerca di qualche parola chiarificatrice, ma nulla era emerso per secoli. Non avremmo mai saputo perché Caravaggio era arrivato qua, come veramente fosse morto e dove fosse stato sepolto.

Pensai di trovare qualche indizio più preciso sulla sua morte documentandomi accuratamente sulla vita. Una vita breve, costellata, come è noto, di intralci, miseria, invidie, prigionia, latitanza. Quello che stupiva maggiormente era il fatto che nonostante tutto Caravaggio fosse riuscito a lavorare e a produrre capolavori di una tale originalità per la sua epoca, da diventare il pittore più quotato d’Europa. E tutto questo portando una taglia sulla propria testa, che molti avrebbero tagliato volentieri per incassare il dovuto compenso. La sua arte provocatoria dava scandalo: la vita reale non poteva essere accettata  in un’epoca di formalismo e di maniera; il suo modo di vivere era detestato dagli artisti affermati, di moda, che lo vedevano sovvertire i canoni tradizionali e la prassi comune per far carriera; il suo individualismo lasciava interdetti coloro che si circondavano di allievi nelle scuole d’arte, e si vedevano surclassati da un pittore solitario, che riusciva più di tutti gli altri a catalizzare l’attenzione e l’ammirazione dei più giovani. Uno dei suoi detrattori, Giovanni Baglione, diventò suo biografo e riversò in poche pagine tutta l’ostilità nei confronti del rivale. All’ostilità personale di molti si aggiungeva poi l’ostilità delle istituzioni religiose che non trovavano nulla di edificante nelle sue opere, anzi, le giudicavano quasi tutte indecorose, troppo reali nei temi e nel loro trattamento; niente era idealizzato: la pelle era pelle, il sangue era sangue, la morte era morte. Caravaggio sfuggiva a ogni tipo di controllo ideologico. Poteva solo essere rifiutato per non esporre i suoi quadri alla vista del popolo.

Eppure il pittore assassino creava capolavori, e nella Roma di inizio Seicento nonostante tutto si era affermato a tal punto da diventare l’idolo assoluto dei giovani artisti che ne imitavano addirittura  lo stile di vita, perfino le abitudini e il modo di vestire. Aveva salvato la pelle grazie a potenti protettori nell’aristocrazia romana e mentre fuggiva da Roma a Napoli, da Malta alla Sicilia, gli era stata data da quelli anche la possibilità di lavorare e di disseminare sul suo tragitto opere memorabili. Caravaggio aveva dovuto difendersi da tutto e da tutti, e la sua personalità brusca glielo aveva permesso, seppure a caro prezzo. Mi chiedevo cosa mai avrebbe potuto creare se fosse vissuto solo poco di più dei suoi trentanove anni.

E  se nessun sicario, nessuna corte di giustizia e nessun cacciatore di taglie l’aveva avuta vinta su di lui, ci pensò, a Porto Ercole, la malaria. Due dispacci inviati da Roma alla corte di Urbino dieci giorni dopo la sua morte provavano che proprio di Porto Ercole si trattava, anzi, come si diceva fino a qualche tempo fa, di Port’Ercole.

Ma un uomo così, in un piccolo porto lontano da tutto e da tutti,  non poteva passare inosservato. Al suo arrivo tutti dovevano sapere chi era sceso da quella nave, e alla sua morte non poteva essere stato seppellito nella fossa comune.

I suoi biografi raccontano che  da Napoli stava tornando a Roma per ottenere il perdono papale e arrivato a Porto Ercole (perché a Nord di Roma se veniva da Napoli?) era stato arrestato per sbaglio e poi rilasciato solo dopo che la nave che lo portava era ripartita senza di lui. Ammalato di febbri maligne, si sarebbe allora spinto verso Roma come poteva, morendo però sulla via, cioè sulla spiaggia .

Un giorno venne fuori un documento. Una pagina ingiallita, proveniente dall’archivio parrocchiale, mai vista prima d’allora. Era l’atto di morte di “Michel Angelo da Caravaggio, dipintore” morto nel convento di Santa Maria Ausiliatrice, per malattia.

Si seppe in seguito che si trattava probabilmente di un falso, ma al momento quelle parole mi colpirono. Poteva essere una fine plausibile, certo meno romanzesca di quella ipotizzata nella Feniglia ( anche se all’epoca la pineta non c’era, ma solo sabbia e arbusti bassi). Caravaggio non sarebbe riuscito neppure a intraprendere il suo cammino verso la grazia papale, morendo come un uomo qualunque in una branda d’ospedale, in un piccolo paese quasi sconosciuto, o, nella migliore delle ipotesi,  poteva essere riuscito ad arrivare solo a una spiaggia molto più vicina di quella di Feniglia: quella interna al porto stesso, dove i marinai tiravano in secco le barche.

E il corpo? Se fosse stato ritrovato nel tombolo di Feniglia, pattugliato dai soldati spagnoli del forte FilippoII, lì sarebbe stato trasportato, e lì seppellito, in zona militare. Successive ristrutturazioni del forte ne avrebbero reso impossibile il ritrovamento…

Gli interrogativi sono sempre aperti, e ancora, a Porto Ercole,  qualcuno cerca tracce del DNA del Maestro negli ossari del seicento.

Mi capita spesso di pensare a quanto le donne siano in genere solo sfiorate dalla storia, a quante donne qualsiasi si siano trovate per caso sulla strada di altrettanti uomini famosi o ‘transitate’ nel bel mezzo di fatti importanti, senza neppure rendersene conto.

Sono poche le donne ricordate, e innumerevoli quelle dimenticate. Mi piaceva rendere un piccolo merito a tutte quelle che non hanno fatto la storia perché non hanno potuto, e che hanno accettato il loro ruolo di ‘ombre’, rispecchiandosi in qualche modo negli uomini casualmente incrociati nella loro vita, uomini che avevano avuto la possibilità di studiare o di agire. Liberamente.

Mi piaceva pensare che nei suoi ultimi giorni Caravaggio si fosse  trovato ad essere assistito da una donna di cui si è persa la memoria.

È nata così  la suora del convento di Santa Maria Ausiliatrice.

Susanna Cantore ha pubblicato per effequ due guide d’autore storico-naturalistiche (Orbetello, e Pianta del Parco Naturale della Maremma) e due racconti storici – "Annata 1859", nella raccolta La musica del vino, e "I lumi della ragione", nella raccolta La voce dei matti – ; e per Sansoni saggi sulla Storia del teatro.

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