Presentazione a tre Gambe

-

La Calata del santo a tre gambe è un romanzo giallo, o forse un noir, d’ambientazione marsicana. La provincia abruzzese, è infatti la protagonista assoluta di un racconto corale – e denso di storie apparentemente scollegate tra loro – in cui districarsi per capire chi sia l’assassino, ma anche chi si diverta a “infangare” (eufemisticamente parlando) il buon nome della più importante famiglia della cittadina di Castromarso (città fittizia che assomiglia molto al paese natale dell’autore, Tagliacozzo) . Una vicenda che somiglia a una ricerca antropologica e che ruota attorno a un’antica e cruenta processione pagana.

A presentare il romanzo, venerdì 11 giugno alle ore 18:00 presso la libreria Koob (via Luigi Poletti 2 - davanti al MAXXI, a Roma), ci saranno l’autore Andrea Buoninfante, lo scrittore e archeologo Augusto Palombini, il musicista romano Alessandro Mascolini.

Approfittando del fatto che Buoninfante, prima di essere romanziere, è innanzitutto un cantautore, la presentazione si trasformerà in un percorso a musicale accidentato tra canzoni e parole, per dar conto del linguaggio composito del libro e tutta l’irriverente ironia che lo permea.

Share

La calata di Boninfa – taliacotium.it

Dobbiamo tutti ringraziare Andrea per il suo libro, per il regalo che ha voluto farci con questo condensato di riflessioni, impressioni, storie, immagini, condito da una straordinaria carica di ironia.

Devo premettere che da troppo tempo, ormai, posso dedicarmi sempre meno alla lettura di romanzi, assorbito come sono dall’infinita galassia della saggistica (Cordero e Zagrebelski sono ultimamente i miei preferiti “fari” nella notte della nostra traballante repubblichetta). Ho preso a leggere “La calata” solo per stima e simpatia verso l’autore. E non ne sono affatto pentito, anzi. La lettura ha cominciato a piacermi al punto che ho deciso di non finirla tutta insieme, di fretta, ma di centellinare il piacere che ne traggo, un po’ come il giocatore d’azzardo che spizzica le carte. Così quel libro lo lascio sul comodino del mio letto a Tagliacozzo, dove mi aspetta per tutte le volte che trovo tempo e modo di tornare da Roma. È il modo migliore per rientrare pienamente nel “clima” della nostra comunità, con le sue storie, le battute in dialetto, le canzonette, i personaggi dai nomi e soprannomi fantastici. Devo dire che, se fossi qualcun altro, potrei quasi pensare che mi hanno “fottuto” l’idea: una decina di anni fa, infatti, avevo cominciato anch’io a raccogliere storie e “razze” tagliacozzane. Ma io sono consapevole dei miei limiti e devo ammettere che quel che ne stava venendo fuori non era neanche lontanamente paragonabile al romanzo di Boninfa. O almeno era tutt’altra cosa: in campo letterario, sono sicuro che non avrei saputo fare meglio. Tra l’altro, mi voglio complimentare per l’acuta sensibilità che Andrea ha dimostrata nel comprendere e condensare, da oriundo di famiglia “forastiera”, quelle dinamiche locali in cui noi autoctoni siamo immersi ancor prima della nascita, per trasmissione ereditaria. Il racconto è avvincente, divertente, suggestivo, stuzzicante. Lo leggo prevalentemente di notte, quando rincaso, anche a tarda ora. E potete immaginare con che curiosità e sottile piacere salgo le scale, impaziente di ficcarmi sotto le coperte e perdermi tra quelle trame appassionanti. A tal proposito, anche in seguito ad alcuni dibattiti sentiti alla radio sul salone del libro di Torino, riflettevo sulla quantità e qualità di emozioni che i libri come questo sono in grado di regalarci. Regalarci, appunto, perché il prezzo dei libri e il compenso che la nostra società distorta attribuisce a chi si cimenta nella scrittura sono veramente poca cosa rispetto alle altre insulsaggini in cui buttiamo le nostre risorse. Senza batter ciglio sborsiamo 100 euro per un paio di jeans e poi stiamo lì a lamentarci per quei pochi spiccioli stampati sulla copertina, senza pensare al lavoro che c’è dietro, alla ricerca, allo studio, all’attenzione e la fatica della buona scrittura, alla passione, all’amore che si prova per l’umanità che si racconta. Quell’amore, appunto, che nel nostro mondo non ha valore.

giovjaco, taliacotium.it

Share

La Calata del Santo a Tre Gambe, la lettura di Michele Rosa

La bella recensione di Michele Rosa al romanzo d'esordio di Andrea Buoninfante è apparsa, pensate un po', su facebook, le notizie, già da un po', circolano in "altri" modi...
Leggere un opera prima di un autore è sempre un' esperienza interessante, spesso si coglie nel libro tutto l'entusiasmo e tutta la voglia da parte di chi scrive di farci conoscere quello che lui ha dentro, ha accumulato negli anni ed è finalmente riuscito ad esprimere completamente.
Nel caso specifico Andrea Buoninfante riesce a coniugare felicemente tutte queste componenti, miscelando elementi appartenenti alla sua vita reale e al luogo dove vive, ad altri specifici di una trama che risponde a tutti i requisiti del giallo tradizionale. Riprendendo la lezione cara ad Agatha Christie e a Rex Stout presentandoci correttamente tutti i personaggi principali nelle prime pagine come teorizza la decana inglese e inserendo nel racconto quel mix di azione-deduzione, cavallo di battaglia del creatore di Nero Wolfe. Tutto questo, e ciò rappresenta la novità più gustosa, ambientato in paese dell'Abruzzo marsicano, dall'immaginifico nome di Castromarso, assoluta new-entry nelle location regionali che fanno da cornice ai numerosi polizieschi italiani, con protagonisti variegati come un maresciallo dei carabinieri pragmatico e insofferente alle imposizioni delle ingiustizie gerarchiche e delle disparità sociali, due ragazzi che, spinti dall'inesauribile motore della passione si ritrovano coinvolti a pieno titolo nella vicenda, ed uno strepitoso contorno di personaggi di volta in volta collocati al centro dell' azione o ai margini, ma sempre esattamente caratterizzati e funzionali. La rappresentazione di questo habitat è completamente nelle corde dell'autore, e ce ne accorgiamo quando alcuni dei protagonisti vengono seguiti in un loro breve viaggio a Roma, qui Buoninfante sembra procedere con il freno a mano tirato consultando il Tuttocittà, con quella naturale ritrosia che chi proviene da fuori ha nei confronti delle metropoli, ma appena la vicenda ritornna nei suoi luoghi deputati il racconto s'impenna di nuovo con una decisa propensione per quel mix di furbizia-lascivia-grottesco tipica delle commedie plautine e delle pochade. Leggere un nuovo autore diventa poi anche un pretesto per cercare d' immaginarlo, dalle righe traspare una formazione classica nutrita di numerose buone letture, un delirio onirico-alcolico di uno dei protagonisti seduto al tavolo del bar ci ha richiamato irresistibilmente venature di Joyce, e quella continua unione-disunione dell' azione con la descrizione contemporanea dei vari personaggi in luoghi e circostanze diverse, unita all'uso di sapienti inserti epistolari ci ha rinnovato la lezione dei maestri indiscussi di questo genere tipicamente italico Fruttero e Lucentini con i loro insuperati La donna della domenica e A che punto è la notte. Un bel libro, simpatico, acuto, intelligente; e quindi dopo aver imparato il siciliano di Camilleri ed il pugliese di Carofiglio, non ci farà male apprendere l' origine semantica dei vari Scoppiti e Cacazippi nell' irresistibile versione che ci dona Andrea Buoninfante.

Share

La Calata del Santo a Tre Gambe, (la lettura di Stefania Di Vittorio)

Leggiamo e ci permettiamo di rilanciare la bellissima recensione che Stefania Di Vittorio ha pubblicato in una nota su facebook

La calata del santo a tre gambe, di Andrea Buoninfante, è un thriller marsicano. Non si affanni chi non conosce il genere: non esisteva prima della pubblicazione di questa storia, dove la Marsica è sottofondo e, insieme, protagonista di una storia di uccisioni, furti, attentati, faide politiche, insabbiamenti giudiziari e processioni violente. La scelta dell’autore è presentare la vicenda attraverso i diversi punti di vista dello sguardo provinciale: il carabiniere ottuso e quello sveglio, un gruppetto di giovani curiosi e inquieti, gli ziótti (= signori anziani) che si fanno la partita a carte, i politicastri locali, le donne che nel tradizionale silenzio casalingo fanno e disfanno dispiegando il potere del loro ventre.

La calata del titolo è un rituale che coinvolge tutta la popolazione del paese protagonista (Castromarso, nella realtà: Tagliacozzo), un annuale sovvertimento dell’ordine sociale, qui legato alla rievocazione della forzata discesa (la calata, appunto) a Castromarso, da un paese vicino, delle spoglie di uno strano santo .

La coralità dell’evento rituale diventa la coralità del romanzo, dove nessun protagonista agisce mai solo, senza essere visto ascoltato controllato o, in qualche modo, percepito, finanche nei momenti più intimi. Perché così accade in un paese come quello, così accade in un contesto tradizionale ancora vivo a Castromarso-Tagliacozzo: non si è mai soli, non si è mai solo Viola, Giuseppe, Elisa, si è figli di, mariti di, genitori di. Si fa parte di una razza, il cognome dice poco, o nulla. Si è della razza di. Il che dice in partenza quanto si sia intelligenti (o stupidi); belli (o brutti); così (o colì). Un sistema arcaico che crea una rete intricati nella quale si nasce, cresce e muore. Una rete più completa e dettagliata dell’anagrafe, perché qui si è anche amanti di, traditori di, si è cioè quello che nei registri ufficiali non è scritto e lo si è con la stessa chiarezza e contezza universale.

Risalire con pazienza i fili, a volte vecchi e sottili, intrecciati e apparentemente indistricabili, di questa rete è l’unico modo possibile di chi indaghi su qualsiasi cosa a Castromarso. Chiedere in giro, sì: ma bisogna sapere a chi si chiede, di che razza è chi risponde, altrimenti la risposta non sarà mai comprensibile. Guardare in giro, certo: ma bisogna inserire la lente giusta e il filtro adatto, altrimenti l’immagine risulterà illeggibile.

In questo senso il libro è un thriller marsicano, perché solo muovendosi in quel tessuto socioculturale, con quelle stesse modalità, sapendo leggere i segni che arrivano da cose e persone si arriverà fino in fondo.

Io sono marsicana come l’autore, ho quindi forse colto qualche sfumatura in più di chi legge il libro a Cosenza o a Trieste. Ma la forza di questo romanzo sta nel dipingere un affresco che tutti possono ammirare e godere, e i cui dettagli possono scoprire. È d’altra parte anche attraverso i grandi romanzi che abbiamo imparato a conoscere contesti storici e culturali specifici.

Qui, come nei grandi romanzi, la scenografia conta quanto la sceneggiatura, i dettagli quanto l’insieme, i personaggi minori quanto i principali.

E se dopo qualche tempo che si è letto il libro si sarà dimenticato qualche dettaglio dell’intreccio, come è naturale, non si saranno dimenticati il gruppo di uomini a giocare a carte, le facce meschine e arroganti dei potentucoli, le storie di silenzio e ingiustizie ingoiate dai chi non è nato dalla razza giusta.

Questa è anche la forza del romanzo: arrivare con discrezione ed eleganza, senza retorica, a dire un paio di cose, proprio alla fine, proprio le ultime due parole, che riguardano tutti gli uomini, alla fine di una storia che ci aveva, fin dall’epigrafe stendhaliana, fatto concentrare sulle piccole storie di un piccolo paese di una piccola grande regione.

Share

“La calata del santo a tre gambe” di Andrea Buoninfante – rivist@

Il titolo di un libro, a volte, non trae affatto in inganno. La Calata del santo a tre gambe racconta esattamente quello che sembra. La storia di fondo di questo romanzo parla di un antico, cruento rito, un'irriverente processione che, tra sacro e profano, scorta dalla parte alta di un paese marsicano, Castromarso (riconoscibile la città natale dell'esordiente autore, Andrea Buoninfante, Tagliacozzo), le spoglie del presunto santo Cafusio Trigambe. L'annuale evento fornisce l'occasione ai paesani di scambiarsi "ritualmente" la giusta quantità di legnate, quella che, proprio perché rituale, permette di mantenere certi equilibri di potere proprio attraverso il loro sovvertimento momentaneo. Una festa, dunque, un giorno di sospensione dell'ordine consueto - come l'antica 'ncanata abruzzese, in cui ciascuno poteva permettersi di insultare, anche pesantemente, qualunque notabile - in cui finalmente si è tutti uguali, poveri e ricchi, potenti e umili, religiosi e laici, insomma egemoni e subalterni.

Ma questa storia è solo uno sfondo, determinante, sul quale se ne intrecciano numerose altre. L'anno domini in cui tutto si svolge, il 2002, dista un trentennio circa dall'ultima Calata, il rito interrotto all'irrompere della cronaca, "mito" lontano che resiste alla "storia" che un carabiniere forestiero, il maresciallo Giovine vorrebbe trovarci. Perché le cose in paese vanno in un certo modo, seguono una logica che non è esattamente quella che può riassumersi nei verbali dell'arma. I personaggi non sono sempre e definitivamente loro stessi: ciascun individuo in certe realtà di provincia porta con sé un antico bagaglio di leggende, si sovrappone cioè alla sua individualità il corredo comportamentale della sua razza che lo farà sempre agire, agli occhi dei suoi concittadini, come un degno rampollo della sua gens. I protagonisti del romanzo, dunque, non hanno solo i nomi, ma soprattutto soprannomi o, meglio, razze. Quando nella storia irrompe quindi un Pallettuni, porta con sé il bagaglio attitudinale della sua razza.

La storia si muove dunque esattamente come nelle bettole del luogo descritte nel libro, tra tressette e bestemmie. E sembra narrarla un vecchio avvinazzato, che coinvolge il lettore al punto che sa già cosa sta per accadere quando legge "arrivò 'Nnanzirete". E' per questa ragione che Andrea Buoninfante, per raccontare il suo giallo antropologico di paese, è costretto volta per volta a raccontare altre storie, a inquadrare tutti i personaggi, le razze, il loro mitico bagaglio. Il romanzo è un continuo alternarsi tra passato e presente, antico e moderno, c'è l'osteria e internet, un vecchio democristiano e un pornodivo, un prete bello e un santo a tre gambe. Sarà per questo che Buoninfante ricorre a un linguaggio che fonde costantemente l'aulico al crudo, che il giallo che s'intrica nell'intreccio si muove su ingredienti classici e sui generis: c'è il morto, c'è chi indaga, c'è il mistero che viene da tempi remoti e antichi rancori, ma poi a tenere impegnate le autorità c'è uno spargitore di merda, anche questo in senso letterale e metaforico.

Francesco Fanti, rivist@

Share

La calata del santo a tre gambe – Spot n. 4 – Il bisogno

Dalle parole di Andrea Buoninfante, autore de La calata del santo a tre gambe:

Per salutare come si conviene il nuovo anno, ecco il quarto episodio della sagra (sic) degli spot per la Calata. Oltre al nostro, stavolta nei panni d'un bisognoso, da segnalare la presenza nei panni di se stesso di uno dei più grandi personaggi tagliacozzani. Un cammeo che naturalmente mi commuove dato che pure parte del romanzo parla delle quattro mura in cui è ambientata questa pillola...

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Us3LKpn69E8&feature=player_embedded]

Share

Una sporca storia di giuggiole – Marsicanews

"Andrea Buoninfante è nato e vive a Tagliacozzo. Pelandrone per indole, scrive quando costretto e trova nel mondo reale degli autori formidabili”: questo attacco non è opera mia e forse neanche Dio lo sa di chi sia colpa. Questa epigrafe, a futura memoria (ma non alla sua memoria, almeno non per ora) campeggiava su un foglio distribuito nella serata del 18 Dicembre 2009, presso il Pub Keaton, zona Portuense, Roma. Anarchico insurrezionalisti? No, no.

Più semplicemente birro – nocciolinisti con il libro facile sempre pronto sul comodino. Cosa ci possa entrare Andrea Buoninfante con un tomo (o giù di lì) forse solo pochissimi lo sospettano e per questo vado a raccontarvi quanto segue.

Sono le 22:40 quando si parte alla volta della presentazione della prima (e ultima?) fatica letteraria dell’artista marsicano: La calata del santo a tre gambe. Il titolo è tutto un programma, la trama è vita vissuta alla stato puro. Vita di paese e vita da paesani in salsa soap. Almeno così dice il mitico Mascolini, neo cantore delle gesta del nostro. Sì, infatti, sembra che Andrea si sia ispirato proprio alla soap opera più seguita della storia recente della Tv (fatta salva Dallas).

Mi riferisco a Beautiful che l’autore seguiva fra un bucatino ed un bicchier di vino nella sua casa tagliacozzana.

Già, Tagliacozzo; è il centro dell’universo nel libro, anche se sotto mentite spoglie (Castromarso). Il libro, invece, è un giallo, ambientato ai nostri giorni ed intrigante sin dalle prime pagine. In italiano (forbito?), con qualche breve incursione nel dialetto, è, nella sua interezza, la dimostrazione che anche i pelandroni possono vincere il Pallone d’Oro.

Torniamo, però, alla serata; nel vostro umile narratore c’è un certo non so che di inspiegabile in questa occasione. Quasi come fossi teso, quasi come mi sentissi investito del compito di fare, nel mio piccolo, da cassa di risonanza all’esplosione di un talento marsicano.

Uno che potrebbe riuscirci, insomma. Vola Andrea, vola… che io ti seguo a ruota, è forse la speranza più intima presente nel sottoscritto. Però intanto cominciamo a piazzare lui, anche perché gli anni passano per tutti e Andrea non è più di primo pelo!

Se la canta, Andrea. Se la canta perché l’artista tagliacozzano è poliedrico; cantautore dal buon talento, ci allieta con il frutto della sua ispirazione. E fra un “Via Milani” e un “Il mare del Cilento” si cercano i punti di contatto fra il libro e le sue canzoni. La narrazione della propria vita forse? “No, di punti di contatto non ce ne sono” chiosa Andrea e ride. La serata corre via veloce e il numeroso pubblico è sempre più a suo agio. Io sono contento, lui di più, vuoi vedere che Andrea… E un giorno dirò, io lo conosco!

“La calata del santo a tre gambe”, leggetelo, mi raccomando e magari andate a vedere anche la presentazione del libro in terra marsicana, e più precisamente a Capistrello, presso la Biblioteca Comunale, la sera del 27 Dicembre, nell’ambito di Arziwinter (Arzibanda versione invernale). Però, intanto gustatevi la sua lettera a Trenitalia presente nell’allegato dopo la fotogallery. Vi dico solo questo: è una sporca storia di giuggiole.

fonte Marsicanews.it

Share